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Archivi Categorie: Colori

Oggetti non esistono nella materia ma nella consistenza della luce che plasma prima di ritrarre e presentare al mondo cio’ che avviene, cio’ che compare, cio’ che e’.
Colore e’ stato di realta’ non strano rimbalzo elettromagnetico perche’ qualcosa e’ cio’ che appare se si manifesta con inchino e garbo eppur decisa presenza, materiali sfuggevoli, consistenze indefinite, tutto da inventare, tutto da creare.
Ho visto nubi grigie e cielo cobalto e sole come un grido prima di spegnersi, palazzi bigi ed inutili come immensi capolavori d’umano ingegno, forse ispirazione di un dio superbo su torri appoggiato nel glorificarsi, nell’esaltarsi riflesso ed appassionato in creature protese a compiacere ed essere amate.
Se luce e’ materia che mio diventi lampeggio di led furiosi, che puntini freddi e silenziosi parlino, gridino sdegno d’appartenenza, voglia di rivalsa e giungano a me che so conservare, apprezzare e stringere energico come mia carne, come miei pensieri, figli, emozioni che altrimenti non so, non spiego.
Ogni lampadina si riposi, interruttori premuti, telecomandi adagiati e nel mio universo mi riempio di lampi e suoni, nel mio buio cosmo vedo tutto, capisco tutto, sento tutto, amo tutto, accarezzo compiacente e compiaciuto, mi muovo perche’ so creare passi e concetti nell’ignoto conosciuto, sorpreso del sorprendermi e non lontano un bambino gioca col balocco piu’ costoso della vetrina senza piu’ invidia, senza piu’ malinconia, eternita’ di un minuto ma che importa quando infinite frazioni lo rendono intero, cos’altro serve quando e’ percezione a definire, e’ concezione a porre limiti e definizioni e gli occhi vedono cio’ che gli si comanda e io vedo futuro, infinito, gioia, pace.
Strisce di un viaggio velocissimo, corsie colorate come strade a stratificato paesaggio e l’intorno e’ ogni cosa, il viaggio e’ meta, meta trasformazione, evoluzione, arrivo che e’ inizio, bagliore genera buio, buio, razza, eternita’.
And I am not frightened of dying,
any time will do, I don’t mind.
Why should I be frightened of dying?
There’s no reason for it, you’ve gotta go sometime.

Talvolta coperta di lacrime e’ la sola che scalda quando nebbia impenetrabile riflette giorni piu’ grigi, mentre stanchezza e’ compagna, quando emozioni distano piu’ tempo del disponibile.
Mi sono mosso veloce, veloce e sicuro, risoluto alla soluzione, spavaldo ed efficiente pensando invero a tutto cio’ che non volevo, scartando soluzioni ed alternative, incompreso ed incapace di collegare e decidere, appeso e circondato da scelte tutte ed ancora piu’ sbagliate, tesi ed antitesi annullate da pari opportunita’ comunque scartate, reietti pensieri, capricci, si capricci di bambino stanco di giocare all’adulto.
Computer impazzito su dati elaborati ed abortiti, come despota rifiuto e condanno, con tutto da perdere odio e disprezzo, sardonico e violento non perdono e non concedo.
Poi un istante senza inerzia e niente piu’ si muove, stridore di arresto senza prevviso e come lamiera esplosa, pensieri da contraltare si comprimono e unico punto luminoso pulsa, vivo, spasmodica attesa, divinita’ o demone alfine rivelato.
Ecco, esplosione di colori come epoca a cui non appartengo e questi ricordi che so miei, potrebbe appartenere ad altri ignoti eppur fraterni pensieri.
Colori, si colori in forme fluide, arrotondate, realta’ bombata e desaturata, spinte centrali di spettro visibile e sole che non esiste, non esiste piu’, impossibile eppure di null’altro sono piu’ sicuro.
Pietra e non cemento, imperfezione di dio-uomo sulla soglia dell’inutile, sogno sarebbe se prospettiva bassa non confermasse lineare ma non impossibile scambio di realta’, forse unica realta’ vissuta, nell’unica vita vissuta, retrospettiva posteriore, futuro passato in terra arancio, simbiosi perfetta con l’impossibile vicino ed amico, stanca illusione madre e genitrice smarrita, sfiorata, cercata.
My Prussian-blue electric clock’s
alarm bell rings, it will not stop
and I can see no end in sight
and search in vain by candlelight
for some long road that goes nowhere
for some signpost that is not there
And even my befuddled brain
is shining brightly, quite insane

Senza occorgemene fu luce che ora confondo tra tramonto ed alba ma a quel tempo no, sapevo esattamente dove fossi malgrado non avessi la minima idea del perche’.
Mi alzai ipnotizzato e furono passi dolorosi di gambe immobili da secoli, la stanza che si allontanava, pavimento di marmo tenero e cedevole, movimenti di gigante in piccola pianura o viceversa, la sensazione e’ la stessa.
Guardai fuori l’immensa finestra rotonda, cerchio verde e perfetto, tondo da confondere e non capire bene se cio’ che stava innanzi a me era l’intero mondo o solo parte rappresentativa, forse specchio di qualcosa che a stento confinavo come reietto scarto d’esistenza.
Fu incanto, fu stupore, fu bianco talmente puro da ridefinire concetto d’energia, porta spalancata su livelli d’esistenza non altrimenti concepibili ed ipotizzabili.
Aria come emergere da fossa oceanica, respiro che dai polmoni consumava infiammando atmosfera rovente, pelle sudata, incastrato nell’infinita estate che pareva infinita eppure nemmeno iniziata.
Ebbene fu alba e non fu la mia, mi rammaricai di questo e cercai di fuggire o almeno un modo per farlo riuscendo soltanto ad abbassare il capo, rassegnato ma un’alba lo e’ per tutti, lo e’ a prescindere e cio’ che cambio’ fu il comprendere che esisteva un inizio da scovare, da respirare, un tempo in cui calore e’ tepore e confusione solo desiderio inespresso, occasione da cogliere con gioia.
Nuovamente seduto vidi quelle immagini, curiosa ed insensata rotazione, ritmico incedere, elettronica sinfonia, assurda eppure viziosamente perfetta e tutto fu trasparente nel vedermi nero, bianco, argento, rosso e se ogni luce fu pensiero, tutti gli inutili passi brucianti lacrime, sfogo che sa di rinascita, nuovo inizio, violento prezzo, maledizione compiuta.
Era giunto un tempo che ancora non conoscevo, inconcepibile, terribile, disegno perverso, ironico nel suo manifestarsi in nuova rotazione e che cambiava mai, che serviva certo ma quello era il mio cerchio, la mia danza, libero nella mia trappola e se fu scelta li’ germino’, nella luce, nell’aria, nella finestra, nella musica, nella cosmogonia di cielo spezzato, di movimento esausto.

Congelo il frammento di selce e l’osservo come diamante purissimo.
E’ vaso di cristallo che si ricompone innanzi ai miei occhi perche’ controllo e gestisco cicli, stagioni, emozioni, sensazioni, bisogni.
Il tunnel e’ serpente finito, mutante e sfuggente, senza logica, senza criterio ma lo schema pare ora noto, la matrice definisce ed esplica grondanti significati, sfuggevoli brame, intricate trame, pelle squamosa di alieno esistere.
Referenziare oggetti e strutture ed e’ talmente semplice nella teorica costruzione che il come pare non esistere, non sussitere, non vagabondare per anfratti umidi urlando e battendo i piedi, strillando immonde ed arcane maledizioni che scuotono monti e cieli, sprofondano abissi e distruggono mondi.
Mi ripeto che son mezzi da capire, dominare e il controllo e’ semplice se puo’ bastare il cuore, la passione, l’anima, le ossa.
Poi non basta, non basta quasi mai e vecchi valori che dovrebbero appartenermi spingono forte nei bisogni ma e’ materia e rifuggo cio’ che incorporeo non e’, inseguo l’eterno alternarsi di luci e ombre chiudendo gli occhi e lanciandomi nel vuoto, gettando alle spalle quanto non appartiene.
Binari scomposti, divergenti e diversamente distanti e non e’ semplice seguire, impossibile non cadere e non rimpiangere terra e banale tranquillita’ ma i polmoni respirano aria, gambe nate per volare non accettano, non comprendono, non s’arrendono.
No, io vado avanti…
Yesterday all my troubles seemed so far away
Now it looks as though they’re here to stay
Oh I believe in Yesterday
Suddenly, I’m not half the man I used to be
There’s a shadow hanging over me
Oh Yesterday came suddenly

Ognuno di noi ha l’anima in zone temporali ben definite e nella notte io semplicemente sono.
Tramonto come ode all’arrivo della notte, quindi inno, festeggiamento, danza in calare ma e’ cosi’ che l’oscurita’ vuole, e’ cosi’ che il buio esige tributo.
Ma l’assenza di luce spaventa solo chi nell’oscurita’ non crede, chi ha rughe e macchie da coprire abbagliandosi al sole, chi deve vedere per credere e ritiene che la realta’ sia solo cio’ che e’ definito da fotoni.
Non sento bisogno del sole perche’ i miei occhi chiusi sanno dipingere quanto mi circonda e i colori cambiano continuamente.
Spiazzante, confuso e irritante forse, ma ho combattuto con forza per il diritto di arrogarmi un luogo in cui vivere forse non costituito dalle forme che vorrei, ma i colori sono miei, sempre e solo miei, comunque miei.
Poi una finestra erroneamente aperta sull’alba ed ecco schiudersi innanzi ai miei sensi pletora di aromi e luci dimenticate e mi ritrovo a pensare che il tramonto lo si vive, ma l’alba la si cerca e nel mio peregrinare di ombra in ombra troppo spesso dimentico che l’alba e’ composta di fievoli ondate di sole che si ingrossano come onde sospinte da burrasca, progressiva e montante energia straniante nella forza caotica del giorno ma incantevole alla sua genesi.
Con la medesima energia ecco i profumi, piu’ estranei che dimenticati, umido di terra che s’innalza da zolle al loro risveglio, fiori lontanissimi che si scrollano le stelle dai petali, vento d’oriente che sa di salsedine e movimento di nuvole e colori che prendono vita dalla fuga della notte con sfumature mai viste, offuscati acquarelli da rinvigorire con liquido caldo e tela immacolata che li attende severa.
Si, io sono tramonto ma non per questo non anelo luce, colori, calore.
E’ che non so come chiedere, non voglio chiedere, non so se chiedere…
Birds flying high
You know how I feel
Sun in the sky
You know how I feel
Reeds driftin’ on by
You know how I feel
It’s a new dawn
It’s a new day
It’s a new life
For me
And I’m feeling good

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