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Archivi Categorie: consapevole

Quanto c’e’ di giusto nel voler gettare il proprio tempo, nel desiderare scorra velocemente sino al prossimo nulla di fatto, giusto al momento in cui spreco si aggiunge a spreco, delusione a stanchezza, senso d’inutile a fastidiosa essenza di poco, di niente, di finito e scontato.
In effetti e’ troppo pretendere, inutile desiderio di brivido controllato, interruttore che potrebbe divenire paradosso se in qualche modo esistesse e se cosi’ fosse, inutile e negativa prova che nulla e’ fuori, tutto risiede e si adagia in un luogo sovente buio e polveroso, unico dolore, unica salvezza.
Tue tenebre sono mie tenebre, luce come dardo infuocato, proiettile al centro esatto di ogni tempo, punto convergente d’universi e realta’ dove comunque ogni scelta e’ sbagliata perche’ felicita’ e’ oltre ogni ambizione, oltre rombo di un tuono che da troppo ha abbandonato fulmine generatore, perduto eppur innocuo, incute timore in chi s’illude di temerlo, spaventa semplici e modesti, intrappola di scontato terrore, meglio nasconde quindi altre voci, altri richiami, diverse ambite trappole in acquario caldo, accogliente rifugio per chi non vuole, per chi non puo’, per chi non sa.
Allora sia fuggire nel tempo se spazio e’ gioco di prestigio, unica direzione e velocita’ poco variabile e comunque sa di riparo, discorso generico su cio’ che avverra’, che forse sara’.
Osservo e ristrutturo, senza creare, senza distruggere, giornaliero mattone, singolo metro, unico passo, perche’ importa non stare fermi, importante il contatto, il tocco, il giusto peso da assegnare o ascrivere a ben precisi canoni, esatti termini ed e’ difficile quando le parole non bastano, quando cio’ che dico e’ sepolto in campo sconsacrato, terra arida e incoltivabile, qualche sentiero noioso da percorrere e destinazione che neppure io so piu’ cos’e', non riconosco, non riconosco piu’, non vedo piu’, non domando piu’.
Inseguito non inseguire.
I saw a picture of a stranger but I don’t understand.
He had a ring around his finger and something burning in his hand.
And I wanted him to teach me and I needed to believe.
But the shadows that he threw me were intended to deceive.

Le fotografie non avvicinano ricordi ma amplificano distanze di tempo che non e’ stato, raccontano storie di giorni non vissuti e il silenzio di immagini approssimative e’ testimonianza che dura il giro di sfuggevole sguardo, solitaria riflessione nell’alzare di vitale battito, specie di vuoto nell’affaccendata presenza quotidiana, esserci e non mancare se non in rari momenti in cui si esce entrando in se’ stessi.
Mi domando dove sono stato mentre quella luce correva meno del solito, durante il restringersi dimensionale che divorava passioni, ascriveva nella schiera d’irrealta cio’ che mai sono stato, niente di cio’ che ho fatto, nulla di quanto ho udito.
Qualcuno ha corso e l’ha fatto con velocita’ stratosferica ma non so chi, non ricordo quando e piu’ ci penso piu’ comprendo illudermi di risposta, aria viziata e stantia del possibile ricordo, perenne incertezza ed incostante domanda che lascio alle spalle come potenziale lascito, piccolo timore, silenzio ignorato ma profondo abbastanza da costringersi a non guardarlo negli occhi spenti e dolorosi.
Tutto giusto, tutto sbagliato, non soffermarsi sino in fondo, sete mai placata d’oceano lontano e sincero in cui ritrovo persone, riconosco volti, ascolto con rinnovata gioia storie e racconti, stringersi di mani, braccia, guance vicine e solo ricordare e’ distesa d’ulivi, terra brulla e spiovente, canzoni sempre uguali, immancabilmente epiche e meravigliose e alla fine della strada, case e sabbia, passato remoto di coreografica presenza e immortalita’ dell’incoscienza che invero definisce cristallizzando apparente immagine in concreta realta’.
Gia’ dov’ero, cosa ho ceduto in cambio di quattro parole lo so bene, pagato ieri il conto di domani che inevitabilmente sara’ presentato mentre l’oggi e’ il pretesto per non assumere posizione alcuna, non riflettere e guardare laddove non potevo essere, non sapevo andare, non ho mai creduto.
I’m so tired but i cant sleep
standin on the edge of somethin much too deep
its funny how we feel so much but cannot say a word
we are screaming inside but we can’t be heard

Incendio bianco sporco e azzurro oltre la collina del monastero, aria di qualcosa che sta finendo, voglia di iniziare, desidero di un simile cielo dentro me.
C’e’ un balcone e’ c’e’ curioso mistero, vento caldo da chissa’ quali terre e atteggiamento di chi tutto vuol sapere senza merito ed onore, illusione che non voglio delusione.
In qualche modo e’ continuo rimando a semplicita’ innata e complessita’ acquisita delle quali ora non ricordo e distinguo genesi, ragioni, obiettivi ed e’ tramonto impossibile da dirsi finito se non a buio completo, nessuno stacco, transizione incompleta di luce che comunque non cessa mai d’esistere.
Mi piace pensare a nuove strade, timido crescendo d’ancestrali bisogni, liberarsi di innanto controllo, modestia giustificata o meno, non so ma condizionamento imposto che deve andarsene e con esso imprecazioni ed urla, capo chino al di sotto del pensabile, del gestibile, del sensato e semmai domandarsi il perche’ di un recinto che a nessuno giovava.
Parole di poco vuote, grottescamente incomprensibili ma definiscono accordi di canzoni che bastava poco per ascoltare, storie che solo allungando la mano si sfiorano, si accarezzano, si possiedono ed incantevole forma e’ cio’ che assume il semplice solo un poco diverso, alternativa realta’ spostata, neppure nascosta, medesimo raggio di luce scomposto in arcobaleno da prisma da alzare ed interporre a meta’ tra voglia e coerenza..
Cosi’ gioco come bambino curioso, ignaro che la realta’ e’ anche fatta d’ombra, di domande senza risposta, di valichi insuperabili dalla ragione e indosso gioia e scarpe sportive, fiero e spavaldo verso un mondo che mai e’ stato tondo, mai irraggiungibile e come nella sapienza antica posso raggiungerne confini altrimenti lontanissimi nell’idea d’infinito sovrumano ora ad un giro di pagina nel suo piatto esistere.
Quando il giorno ritornera’
vedro’ il mio volto riflesso
in frammenti di vetro
ascoltero’ il suono che batte lontano
che arriva dal cuore,
il futuro nasconde il passato dentro di me.

A volte sono in sintonia con qualcosa, mai con me.
Rari ma esaltanti momenti in cui piccola ma importante fetta della vita si incastra magicamente in quadro piu’ ampio ed universale.
Ruota traslucida, spazio mai creato eppure e’ piu’ vero del vero ed essere tutt’uno nei colori, nelle forme, nei suoni, nei concetti, nelle parole si, nelle parole finalmente comprensibili e non piu’ dittonghi sconnessi spesi ad uso e consumo di chi ascolta senza sentire.
E’ massa fluida dai movimenti prevedibili, plasma le cui azioni e reazioni mi sono note, mistero che nasce da sorpresa non fantasia, oscillazione geometricamente definita, solo tracciata, solo percorsa ma tra due punti infinite curve s’intersecano e danzano e conosco quei passi e ballo a mia volta, leggero, leggero come non mai, come non potrei altrimenti essere.
Forse perche’ nulla posseggo m’inebrio nel controllo, interfaccia costata tanto ma che importa adesso, ora che sono esattamente nel punto in cui ho sempre voluto essere.
Come adrenalina fluisce e defluisce, lampo, scossa di nervi, tremore di energia che sfoga la propria essenza sfondando carne e presente, poi fiato corto, poi forme che ritornano, poi percepire il sangue, il motore che non si ferma, non si ferma mai e infine verde e asfalto tutt’attorno.
Non so esattamente se puo’ bastare ma faccio finta di si e tiro dritto perche’, perche’ potrebbe essere vero, potrebbe essere piccolo eden dei giusti, maschera blu indossata senza inganni, senza compromessi, puro come ero, come sono sempre stato.
We stand in a different light
That’s cast upon this gigolo and gigolette
We stand with a different frame around us now
But when we talk we talk in time
We shine with profiles so strong and so clear
And when we move we move in time
Won’t fade like pictures that come back again

Talvolta la verita’ e’ cadere a pochi metri dal traguardo e ginocchia sanguinanti non dolgono quanto cuore nel petto.
Non essere soluzione e’ normale accettazione, rassegnazione ponderata e decisa ma non rientrare neppure nell’equazione e’ ironia condita di rabbia.
Non vincere la guerra da sempre nota amarezza, scelta dovuta, scelta voluta ma se il conto delle battaglie non supera lo spazio di una notte, battito di ciglia, mano tesa sull’ignoto allora poco, molto poco ha senso e luce.
Poi nemmeno questo importa, il peso, il peso si sente, si tocca, si maledice ma il niente no, il niente sovrasta perche’ nessun luogo e’ ogni luogo, nessuna consistenza e’ fardello insostenibile.
Non pensare a domani, nascondersi dietro tutto il tempo del mondo, sapendo che il mondo non ha tempo se non il proprio, rincorrere musica, melodie eterne e sulla loro carrozza ammantarmi d’indiretto infinito mentendo sapendo di farlo e come giocare contro se stessi dimenticare di perdere e osannare il solo vincitore.
Ho smisurato inutile necessario con cui dilettarmi e trascorrere ore liete, ironica trasformazione in ridicolo nemico e se fosse oltremodo sbagliato non posso pormi ancora ed ancora nelle medesime stanze che troppo hanno veduto di me, dei pugni contro le pareti, di anni sprecati nell’illusione di crescita e stupore e allora che pioggia mi bagni, che intemperie pieghino corpo e mente esulti, insicurezza forza guerriera e smettere di arginare, contenere, controllare, gestire continuamente.
Niente deve cambiare perche’ tutto cambi ed e’ infilare braccio nel cilindro, estrarre un qualunque coniglio e vedere che succede perche’ c’e’ sempre qualcosa che succede, c’e’ sempre un orrore o un miracolo e se debolezza e’ scegliere, indifferenza sia energia, movimento, liberta’.
Come with me underwater
And drown to despise me no more
Unholy, unworthy
My night is a dream for free
All you love is a lie
You one-night butterfly
Hurt me, be the one
Whoever brings the night

Basta, basta domande, basta risposte, basta incessante ripetersi di voci, lamenti, schiamazzi, grida e fuori, fuori da qui, tutti quanti.
Il problema non e’ e certo non e’ mai stato rivelato perche’ mistero o enigma, invero e’… dovrei decidermi su questo.
Continuare ad illudermi di non sapere, di non conoscere, usare i ricordi come terra incognita oppure svelare cio’ che non voglio sentirmi dire, cio’ che preferisco non scorgere se solo girassi lo sguardo nella giusta direzione.
Forse e’ presto per ascoltarmi, forse non saro’ mai veramente pronto e ancora una volta non c’e’ chi ascolta per me e non sono ragione sufficiente per far muovere labbra fin troppo abituate a salti, voli, capriole, montagne splendenti.
Intanto, si intanto il tempo passa e quasi piu’ nulla e’ ricondotto a quanto ricordavo e davvero non riconosco piu’ niente di cio’ che sapevo.
Dove sono, dove sono finito, chi sono queste persone, che stanze abito, a chi appartiene quell’albero di giorno in giorno sempre piu’ spoglio, rami bassi verso terra che freddamente non attende, non vuole aspettare, ignora senza passione, senza pieta’ e compassione.
Ascoltare cosa, sapere cosa, specchio distorto di evangelico volto e piuttosto sia realta’ incomprensibile e solo immagine riflessa che come bambino, ingrusgnisco voce, piedi in punta, camice che tocca terra e gioco nel prepararsi a una vita che del resto non ho mai gestito sino in fondo.
E allora che consueta irrealta’ mi sia amica e compagna, solitudine dinnanzi la quale non fuggo piu’ da tempo e respirare forte, piu’ forte del necessario, nettare, piu’ nettare del previsto e lucente grotta innanzi a me, tunnel di suoni, si i miei suoni, musica.
Dovrei pero’ chiedermi perche’ ho tante canzoni da ascoltare e nessuna da cantare…
And being alone is the best way to be
when I’m by myself it’s the best way to be
when I’m all alone it’s the best way to be
when I’m by myself nobody else can say
goodbye

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