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Archivi Categorie: Desideri

C’era gelida steppa, ghiaccio e vento d’atavico terrore, c’era umanita’ sconosciuta, solo narrata, solo inventata, solo immaginata e non ricordo bene, ombre, sfumature, parole, tante parole alle quali ho innocentemente creduto.
Ci sara’ mare, plastico ed illusorio oppure carnoso e volgare ma sara’ mare che si riflette nel sole, che inneggia luna sempre piena, balconi odorosi e voglia d’uscire, tempo da sezionare e magnetica convergenza su panchina rovente, sempre quella, solita e speciale, cene rimandate di minuto in minuto, passi lenti in apparenza casuali, invisibili linee, mura pesanti schiacciano e intrappolano ma porta rimane aperta, varco su nuovo domani, rinnovato giorno.
C’era una storia fatta di giornali inconsapevoli e qualcosa che colpiva cosmico senso bambino, girandola incontrollata ed incontrollabile d’emozioni innate eppure aliene, ingestibili in cio’ che solo appariva eppure fu segno di distinzione, fiume che di poco imparai a controllare, seppellire in maleodorante cinismo, terra maledetta che irrimediabilmente copre e nulla fuoriesce oltre a ritagli dispersi, perdute pagine di diario, nome come mantra, come voglia di crescere, come desiderio di conoscere, di capire, domande, domande ed inette risposte, incomprensibile indifferenza alla quale non mi sono abituato, magari compreso ma non accettato.
Ci sara’ in futura certezza, paradigma tra bisogni, archetipo dissepolto in remoti viaggi, alberi sempre contro sole, sempre contro vento, salsedine di muta trasformazione, mutazione, mani invisibili che formano e disegnano su foglio celato alla vista ma non al cuore, non al fuoco di tramonto, filo come ferrea barriera tra cio’ che dovrebbe e costo di ripartire, di tornare a sentire un’onda nel cuore, brivido sotteso tra ossa e pelle.
Gelo e sale, estremi di vita, coraggio di sogno, impossibile coniugazione in luogo ancora tutto da definire, confessione e sospiro, passata liberazione ancora da inventare, ancora da espiare.
Right up here I’m far away from everything
Right up here there’s nothing that can touch me now
The only thing that stabs my back is spiky grass
The only thing that makes me fall is liberty

Il sole accecca e stordisce eppure e’ insito naturale gesto, stato di cose e di fatto, situazione provvisoria ed e’ lampo che colpisce, pugno di sordo dolore destinato pero’ a sfumare ed acquietarsi quando stessa stella filtrata da pulviscolo e’ caldo oceano di luce, onda che diviene marea, plasma di densa energia, incantevole ed incantatore, trasporto senza meta in deriva che diviene destinazione.
Affondare e non capire, immergersi e non vedere e c’e’ illusione, abbandono, follia, senso di onnipotenza di chi nulla possiede e meno puo’ perdere, niente lascia al calcolo ora servo del caso.
Staccare le mani, alleggerire la presa che nella morsa controlla e dirige ed incantato in quella luce vedo strada, percepisco cio’ che cosi’ grande puo’ afferrarmi e condurmi e non v’e’ alcuna resa se non nella consapevole e lucida illogicita’ del sogno, qualunque sogno.
Se e’ vero che esiste un libro sui giorni nostri passati e quelli a venire, milioni d’altri narrano cio’ che non e’ stato e cosa non sara’, la fisica di una terra creata da uomini e non dei, sublime ed imperfetta, cronaca non destinata all’immortalita’ eppure eterna nelle generazioni, nelle intenzioni, nelle speranze.
Puo’ quindi la successione sempre piu’ rapida degli eventi deviare senza rallentare, imboccare corsi che non siano ricorsi, fondamenta di rovente bagliore in terra della consistenza di giorni passati, cemento che vuole vestirsi di certezze quando volonta’ e’ acqua e speranza e’ sabbia.
Ho visto eppure non basta, ho creduto di vedere e invero e’ passo in avanti perche’ cio’ che e’ permane statico nell’algida tridimensionalita’ dei sensi ma se dominio dell’uomo e terra di lucido incanto coincidono, allora li’ e’ direzione, promessa forse non mantenuta ma meritata gioia, splendida alba, nuovo inizio.
I lift my eyes from watching you
to watch the star rise shine onto
your dreaming face and dreaming smile
you’re dreaming worlds
for me

Congelo il frammento di selce e l’osservo come diamante purissimo.
E’ vaso di cristallo che si ricompone innanzi ai miei occhi perche’ controllo e gestisco cicli, stagioni, emozioni, sensazioni, bisogni.
Il tunnel e’ serpente finito, mutante e sfuggente, senza logica, senza criterio ma lo schema pare ora noto, la matrice definisce ed esplica grondanti significati, sfuggevoli brame, intricate trame, pelle squamosa di alieno esistere.
Referenziare oggetti e strutture ed e’ talmente semplice nella teorica costruzione che il come pare non esistere, non sussitere, non vagabondare per anfratti umidi urlando e battendo i piedi, strillando immonde ed arcane maledizioni che scuotono monti e cieli, sprofondano abissi e distruggono mondi.
Mi ripeto che son mezzi da capire, dominare e il controllo e’ semplice se puo’ bastare il cuore, la passione, l’anima, le ossa.
Poi non basta, non basta quasi mai e vecchi valori che dovrebbero appartenermi spingono forte nei bisogni ma e’ materia e rifuggo cio’ che incorporeo non e’, inseguo l’eterno alternarsi di luci e ombre chiudendo gli occhi e lanciandomi nel vuoto, gettando alle spalle quanto non appartiene.
Binari scomposti, divergenti e diversamente distanti e non e’ semplice seguire, impossibile non cadere e non rimpiangere terra e banale tranquillita’ ma i polmoni respirano aria, gambe nate per volare non accettano, non comprendono, non s’arrendono.
No, io vado avanti…
Yesterday all my troubles seemed so far away
Now it looks as though they’re here to stay
Oh I believe in Yesterday
Suddenly, I’m not half the man I used to be
There’s a shadow hanging over me
Oh Yesterday came suddenly

Irrequieto e un po’ nervoso cerco calma ovunque mi giri.
Il piano di Lewis e’ piccola sosta ma non meta e lacerato vago tra arrangiamenti orchestrali e percussioni elettriche che fanno male anche a basso volume.
Mi concentro pensando a che farei stasera se schioccare le dita fosse realizzazione di una voglia e la mente gira a vuoto tra immagini veloci ed inutili, guazzabuglio di note senza schema e struttura.
Birra gelata a stento rimanda a inetto protagonista di qualche telefilm senza dissetare, senza soddisfare, senza suggerire alcunche’, rimando a squallido epilogo da qualunque lato lo si guardi.
Questa sera non ho patria o scopo, musica o poesia perche’ non limitarsi a galleggiare nell’inutile mare dell’altrui consueto.
Accompagnare con inerzia oppure, oppure cosa.
Scrivere cio’ che penso, dichiarare cio’ che ora dorme e poi ottenere cosa se non ludibrio meritato e certo senza ragione, senza concreto risultato.
Tentazioni di minimalismo, contrazione ad un passo dal surreale e potrebbe essere esperienza se potessi desiderare fortemente qualcosa, se suono industriale risvegliasse quanto e’ assopito ed irritato, se gravita’ fosse astrazione matematica e rapide rotazioni il miglior trasporto possibile.
E’ tempo di riappropriarsi di un po’ di gelo e con esso rendere stasi stato permanente, illusione lo sia oggi, adesso e domani i nuovi sussulti domineranno terra e cielo, balzi leggeri di realta’ ma regalano sorrisi e grandi pacche sulle spalle, soldi finti e caramelle e forse un senso, anche superficiale, magari scomodo ma almeno da possedere realmente…
We stand or fall
With your future in another’s hands
We stand or fall
When your life is not your own
When white turns to red
In the not too distant days
Will force and misery
Be the life you have to lead?

Avrei bisogno di un po’ d’inverno, almeno stanotte.
Sento la necessita’ di provare freddo e di udire gelida aria sibilare tra le fessure, insinuarsi tra gli stipiti delle finestre, strisciare bassa sul pavimento e infine aggredirti tra un pensiero e l’altro.
Il gelo aiuta il silenzio a parlare, lo accompagna nel narrare storie spesso semplici ma importanti perche’ e’ nel vento ghiacciato che i racconti escono a danzare pattinando celeri nella stasi, senza paura, senza timore di essere scoperti perche’ col freddo le anime si rannicchiano in cerca di caldo, protette dal proprio tepore, chiuse in se’ stesse come gatti assopiti e sornioni, incuranti di quanto avviene, indifferenti a chi fugge, a chi volteggia, a chi semplicemente non teme di rivelarsi.
Ci vorrebbe gelo intenso e polvere sospesa nella luce dei lampioni, minuscola materia che non appartiene piu’ a nessuno e per questo di tutti, forse inutile scarto o forse messaggera di quei racconti che si credono propri.
Chissa’, magari neuroni di cosmica mente, energia visibile nell’aria immobile e noi illusi di individualita’, inconsci ricettori di insieme universale, gia’ chissa’…
Forse e’ addentrarsi in sottorealta’ schiacciate dalle logiche premesse del mondo, inutili cerchi tracciati in ancora piu’ inutili slanci di indefinibile bisogno.
Ancora una volta non sara’ chiaro il come ma il cosa e’ lampante.
Il ghiaccio si confonde
con il cielo, con gli occhi
e quando il buio si avvicina
vorrei rapire il freddo
in un giorno di sole
che potrebbe tornare in un attimo solo.
Forse stanotte,
se avro’ attraversato
la strada che non posso vedere
poi in un momento
copriro’ le distanze
per raggiungere il fuoco
vivo sotto la neve.

Sulla mia isola vedo isole, altre isole assolate e vicine, certe lontane altre alla distanza di un desiderio inespresso.
Gia’ osservarle mentre le onde dei giorni mi accarezzano la pelle nuda, rimane esperienza da godere e da farsi bastare.
Poi cos’e’ il tempo quando il tempo non esiste se non come riflesso del mondo che circonda noi stessi.
Ho scelto di starmene lontano, lontano da cio’ che nasce, cresce e muore e come un assolo di chitarra acustica bastare a quanto pronunci il mio nome e alcune voci accompagnano un po’ piu’ in la’, quel tanto da farsi udire senza spostare, senza compromettere, senza illuminare se non il terreno a loro circostante.
Sorrido innanzi bronzeo rossore e mi lascio scivolare in qual tempo che c’e’ e vorrei non esistesse, frasi come danze, danze antichissime relegate a mere consuetudini ma io non dimentico senza pero’ ballare.
La testa, la testa si agita in stupido rallentatore, sforzo immane di scordare il controllo, vano desio, malcelata e consistente cupola che non piu’ protegge, non preserva oltre e ora non importa, non serve piu’.
Ebbene e’ solo alzarsi e dissetarsi non riempendo ma gustando poi so che non bastera’ ma sono stanco di guardare avanti, troppo avanti, inevitabile e sfalsato e se vivere si trasformasse in viaggio nel presente mi adeguero’, bramata meta non piu’ e ricordo e osservo e spero e ascolto il cuore battere di minuto in minuto, di secondo in secondo perche’ se fosse l’unica mia forza rimasta che allora sappia, sappia sempre quanto e’ possente, se ancora c’e’ senso ad ascoltare, respirare, sospirare…
We only have one candle
To burn down to the handle
No matter what they say
If you live like a man, You live in tales you tell

Parlando con una nuvola mi scopro un po’ piu’ leggero, meno legato a terra, differente massa, differenti pensieri, differente stato fisico e quasi nessun vincolo.
Non mi muovo da qui pero’ e lascio fluire l’emozione del volo, scivolo sul terreno seguendone il contorno e mi e’ difficile abbandonarmi e parimenti impossibile scordare.
Il vento e’ fresco da qui, mi sorprendo ad osservare il cielo e trovarlo ancora piu’ bello di quanto e’, piu’ azzurro di come appare e il tempo si ferma in un oceano di luce, sinusoidi che colpiscono e rilasciano le emozioni.
Qualcosa corre la’ fuori, gioioso e riesco a non pensare, mi sforzo di non ascoltare le voci dentro e lascio tutta l’attenzione a cio’ che sembra, non a come appare.
A volte non comprendo e mi inganno, m’illudo di sapere ogni cosa, di poter interpretare i movimenti e le sfumature ma cosi’ non e’ e lo so, lo sento.
Posso semmai bluffare e riguardo il cielo, le sue onde, sentire il vento e reimmergermi nel plasma turbinoso del giorno, del cuore.
Potevo dire, potevo fare, potevo osare, rinunciare e cosi’ ho fatto perche’ le nuvole non si afferrano, non si catturano, non si imprigionano.
Semmai le si osserva, ammirare da lontano, lontano dalla mente, non dalla pelle, mai…

Accidenti quante soluzioni, quante risposte, quante e quali stupende opportunita’, ovunque, basta girarsi e allargare le braccia per coglierle.
Cosa succedebbe pero’ ad approfittarne, che accadrebbe se ognuno andasse alla ricerca di cio’ che piu’ desidera, che fine farebbe la societa’ per come la conosciamo?
Freud comprese che l’uomo aveva sacrificato la felicita’ per la tranquillita’ e io come uomo del mio tempo posso solo avallare quella che allora fu solo una tesi.
Del resto e’ nella natura umana, nell’incoscienza della gioventu’, nel ciclo naturale della vita strabordare emotivamente per poi stabilizzarsi in piatta esistenza, volere le stelle per accontentarsi della loro luce, puntare al cielo per gioire di qualche saltello ogni tanto.
Tutto normale, tutto naturale e non certo io sputero’ su questo che comunque rimane il migliore dei mondi possibili ma certo di strada ve ne sarebbe per correggere il tiro.
E’ che basterebbe convincersi che la felicita’ non esiste, non come stato emotivo prolungato almeno.
La felicita’ e’ tale perche’ vive nell’istante della sua presa di coscienza, un’istantanea, una foto da conservare con cio’ che piu’ e’ prezioso, ma nulla di piu’ quindi perche’ ambire utopicamente a un singolo fotogramma quando l’intero film e’ visionabile.
Vorrei puntare a cio’ che mi fa stare bene ecco cosa e se qualche volta posso essere felice allora bene, tanto meglio.
Vorrei trascorrere il mio tempo sapendo sia utile per qualcosa, per qualcuno, forse non apprezzato, ma riconosciuto, quello si.
Vorrei desiderare arrivi l’ora successiva, poi quella dopo e ricominciare il nuovo giorno e quello successivo.
Vorrei una nuova fine o un nuovo inizio, tanto e’ uguale…
Out where the river broke
The bloodwood and the desert oak
Holden wrecks and boiling diesels
Steam in forty five degrees
The time has come
To say fair’s fair
To pay the rent
To pay our share

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