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Archivi Categorie: Donna

Vedere non e’ alternare di forme d’onda, frequenze delimitate e definite, spettri di realta’ sempre che realta’ sia cio’ che si osserva, colori e forme in costante conflitto quando dovrebbero concorrere insieme in unica gara, in solo progetto, magica definizione di cio’ che potrebbe non prescindere dall’esistere.
Certi giorni i volti hanno il colore dei loro pensieri e i silenzi di ognuno sono sorrisi, smorfie, occhi bassi e tristi, voglia di nuotare, desiderio di un po’ d’affetto, di una carezza da troppo tempo assente e dimenticata.
Certi giorni i volti viaggiano nel tempo e i bambini divengono uomini, ragazze da occhi grandi e capelli sciolti come scintille sempre piu’ fioche, tuoni progressivamente lontani, sempre piu’ lontani.
Risate tese come un urlo e indifferente una pena profonda mi assale, pugno di pietra al centro esatto dello stomaco e mi sento confuso, mi sento fortunato, mi sento infelice, immagino, si immagino, certo immagino eppure non stacco i pensieri da terra, gelo nel sudore copioso che avvolge collo e spalle, fuoco nelle vene, magma che consuma giorni troppo, troppo veloci e nel male colpa d’indifferenza, egoismo di maledizione indotto, orrenda piaga scolpita sulle palpebre, sulla punta delle dita, imperdonabile voglia di non essere solo in stanze mai abbastanza grandi, mai troppo rumorose e in quello spazio, in quel rumore io vedo, ascolto, vorrei fare qualcosa, potrei realizzare qualunque desiderio non fossero pezzi di plastica colorati che tra le mani giacciono inermi, confusi, inutili.
E’ la dolcezza dell’inevitabile che s’avvicina strisciando, veleno di vivere che goccia su goccia s’accumula e toglie lampi dalle nubi, raggi da stelle, trucchi di clown che ha smesso di divertire, patetica maschera colma di rancore e anni passati mentre cresce bisogno di bugia gentile, tepore da mescolare, confondere, male d’espiare, regalo da porgere, perdono per dono.
Si dice in giro farfallina che l’anima non hai
e come fai piccolina a dire si o no
non pensare che sia pazzo se sto a parlar con te
e’ che son solo sorellina così troppo solo che…

Esiste l’eterno, che l’eternita’ esista o meno.
Infinito inesorabilmente avvolto da finito e memoria, si memoria e’ indicatrice unica, contenitore ed espositore, sola possibile affinche’ conservare nel tempo e negli uomini sia possibile.
Ma se mia e’ la memoria e se essa racchiude l’eterno allora l’eterno e’ in me e con me vive finche’ vivo, con me muore quando sara’ morte.
Se sono eternita’ allora sono realta’, alfa e omega di un cosmo per me generato ed ecco che tutto e’ chiaro mentre le stelle smettono di ruotare vorticosamente configurandosi senza tentennamenti o strane configurazioni.
Ecco quindi che bellezza rimane eterna, immutabile scultura scavata nel marmo strappato dalle ossa della terra e se eterno e’ il tempo, decade a gioco di specchi, esercizio mentale senza scopo se non diletto senza finalita’ alcuna, persino poco divertente, noioso.
Dissonanze sono ricordo ed equilibrio impera, comanda nel preciso conteggio delle ore, piatti equidistanti dal terreno e cio’ che ieri affascinava oggi immutato incanta come allora, come contrazione di pomeriggi assolati, biciclette appoggiate a muretto mentre sole e vacanze arroventavano desideri impossibili, protrarsi di sogni e impossibile avvenimento.
Si dice cambiare ma osservo guardando oltre lo sguardo e trasparente come cristallo attraverso pareti ed incertezze riabbracciando asfalto rovente e desiderio non compreso interamente ma non per questo meno vitale.
Un tempo ero puro e quella purezza di diamante grezzo non e’ poi cosi’ lontana, cosi’ irraggiungibile, mesi di bambino e incanto, quello sempre, senza mancare mai.
Picture yourself in a boat on a river,
With tangerine trees and marmalade skies
Somebody calls you, you answer quite slowly,
A girl with kaleidoscope eyes.

Florinda Bolkan e’ la carne del suo tempo.
Tesa, nervosa, disperata.
E’ anche diversa dal suo tempo pero’, perche’ bellissima, raggio di sole nel buio, ombra rinfrescante nel solleone.
C’e’ in lei una disperazione profonda, l’inquietudine manifesta nella tensione dei muscoli, il lampo fulminante che attraversa lo sguardo e ogni movimento narra di notti insonni, di domande senza risposte, di amore non ricambiato.
Si muove ed e’ fluido mercurio che scivola vizioso tra gli interstizi delle mattonelle, tra le note della colonna sonora, tra i desideri dello spettatore.
Florinda Bolkan non ha eta’ perche’ eta’ implica tempo e tempo implica mortalita’ e quando la donna e’ astrazione, dea di tempi antichi, genitrice di terra, acqua, fuoco e vento allora la morte non la tange.
E’ una creatura senza estetica perche’ rifugge la barbarie delle classificazioni, icona di una femminilita’ viva soltanto nell’ipotesi di un mondo passato, transizione tra l’idea e la realta’ di donna, segreto di un desiderio mai svelato e per questo piu’ vero e caldo e intenso.
Archetipo, sovente ideale e si’ idealizzato, topos che trascende e attraversa gusti ed epoche, astrazione e non per questo meno reale e meno suadente e se e’ vero come e’ vero che non sto parlando di una donna ma della sua idea, allora le mie parole sono per Florinda Bolkan e’ vero ma ancora piu’ vero per colei che e’ unica, immensa e per sempre.

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