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Archivi Categorie: Insonnia

Il sole visto da un pozzo nel profondo buio della notte sembra luna piena eppure nuvola illuminata nell’oscurita’ appare come sole splendente.
L’essenza non e’ parvenza eppure ne definisce proprieta’ e talvolta le piu’ importanti si evidenziano come fari nella nebbia, un po’ come guardare e non capire, coprirsi il volto con le mani ed improvvisamente nessun mistero, nessun segreto, nessun incanto, tutto noto.
Partenza senza ritorno perche’ andare e non comprendere e’ come non essersi mai mossi di un passo e tentare non serve, non aiuta affatto e cosi’ scoprire che piu’ lungo percorso e’ stando immobili con quel tanto di leggero ed impercettibile tremore del collo, palpebre vibranti eppur chiuse, scrigni di occhi che vedono molto piu’ da chiusi.
Vi sono porte che non trattengono un passo fermo e deciso, tantomeno lacrime e speranze in universo infinito ma non cosi’ vasto da non essere percorso nel lasso di un pensiero dimenticato.
La distanza tra deserto ed eterno ghiacciaio non si esprime in passi bensi’ in notti insonni, occasioni in cui ripensarsi, rivedersi, immaginarsi lontano ma non troppo, vicini ma non troppo, felici ma non troppo perche’ le realta’ non e’ mai a portata di mano ma neppure cosi’ distante da non essere raggiunta con pochi sorrisi, qualche affanno, certo rischi ma altrimenti che senso avrebbe.
Pulito ed ordinato, preordinato forse ma ci si illude che il meglio debba ancora venire e costelliamo gli spazi mancanti di flebili luci, tenui colori, illusioni fatte di parole, di immagini, di pensieri, troppi pensieri.
E’ che certe notti udire il proprio sangue solitario scorrere nelle vene da’ adito a piccole recriminazioni, leggere insofferenze, ampie e disilluse aspettative, voglie mai troppo represse, mai troppo ambite, generiche speranze, grandi e possenti corse nel silenzio che talvolta non e’ abbraccio.
What shall we use
To fill the empty spaces
Where we used to talk?
How shall I fill
The final places?
How can I complete the wall

Svegliarsi poco prima che la notte muoia, polso accelerato, sogni dentro sogni dentro sogni come specchi riflessi in specchi, sempre piu’ scuri, sempre meno definiti sino a scomparire lasciando in cambio aria viziata.
Freddo sudando, spasmi di fantasmi che mai piu’ torneranno e orecchie tese nella ricerca di auto lontana, frusciare di rami e nessun lampione a mascherarsi da alba.
Stancamente le immagini lasciano il posto alla coscienza e strane canzoni in testa.
Cosa vuole dire, che significa, quale significato attribuire?
Letterale parafrasi, coincidenza curiosa, reminescenza recondita, messaggio di inconscio sconfitto, cosa devo pensare, dietro quali angoli sbirciare, quale polvere spazzare?
Insonnia e’ il nome di che cosa?
Allarme di vita troppo piena, troppo vuota o semplicemente inutile non necessario ad intasare bocchettoni d’aria vitale, forse osmosi tra stati di coscienza, fluidi mentali che scorrono alla ricerca di nuovi alvei e se quelle canzoni siano innocui scarti o assi portanti, giunti di congiunzione di un mistero sempre li’ da risolvere no, non saprei dire.
La sveglia e’ lontana, pure il mondo la’ fuori, questo letto caldo e’ l’ultimo posto in cui vorrei stare eppure nulla puo’ accogliermi con piu’ grazia e malgrado tutto c’e’ piu’ di una ragione per cui rimanere, forse rotolando e sbuffando e quei rapidi movimenti non sono danza ma presenza e ancora come sempre, piu’ di sempre affronto cio’ che sono, ascolto la mia canzone e le parole suggerite dall’inconscio sono connubuio perfetto, messaggio che sia o no.
Noi uomini forti sappiamo a che santo votarci,
in nome di cosa, non so, ma noi teniamo duro,
teniamo nascosto il passato e pensiamo al futuro.
…ma il futuro cos’e'?
Il futuro e’ un’ipotesi,
forse il prossimo alibi che vuoi,
il futuro e’ una scusa per ripensarci poi.

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