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Archivi Categorie: Sogno

Da giorni ascolto inconscio perche’ usa parole che potrei capire, interpretare, storie legate e sensate piene di numeri, luoghi e persone, volti noti di carne e ricordo, case deformate, si deformate nelle quali sono pero’ padrone di spazi e strumenti in architettura coerentemente mescolata, piacevole in fondo, innocua certo.
Griglie elettrificate e uomini angelo salutano folla sorridente e distratta che festeggia il passo lento una volta tanto senza scopo, senza corsa, senza destinazione, cerchi concentrici poi verso casa liberazione, ibernazione sino alla prossima festa, al momento in cui uscire da ogni cosa divenga impellente necessita’, fosse uovo che nutre ma uccide soffocando, schiacciando, comprimendo senza spiegazione, nessuna logica che non sia uscire e respirare.
Respirare del resto e’ opzione importante non assoluta pero’, a tratti gesto collettivo, simbiotica appartenenza, illusione di socialita’ esaltata da paura e bisogno perche’ forza solitaria, collettivo debole e vigliacco, accettabile solo in innocuo rito d’irreale comunanza e dentro c’e’ uomo che vacilla e dubita eppure certo, consapevole e in cio’ ragione e potenza in eterno conflitto con falsi valori bidimensionali a quattro colori, regole del vincitore e da vincitore indisposto, appena sfiancato ma attento quando anni non pesano, quando domande aumentano, quando mondo tutto s’allarga e terre emergono incessantemente da abissi oscuri svelando costruzioni antiche eppure innovative, sbalorditive.
Letti pieni di terra e briciole ma prezzo va pagato, troppo salato ma gia’ si e’ speso, gia’ si e’ dato, gia’ nelle notti d’inverno gelo esce da oscura tana come lupo famelico del quale riconosco da tempo lezzo e taglia, nel vento ci si incontra, fiuto e scalpiccio di foglie bagnate, antico duello che incruentemente finira’ senza sangue ma col gemito di ultimo giorno, ultimo tramonto, ultima notte e non piu’ alba e lentamente accetto, sempre in piedi osservo vicina sabbia per tramutare orrore in sorriso, destino in scelta, brezza in canzone.
Don’t let the day go by
Don’t let it end
Don’t let a day go by, in doubt
The answer lies within

Compressione, compressione, compressione.
Confusione di morti che danzano con vivi, nomi scambiati, invertiti, ricordi giusti in situazioni sbagliate dentro citta’ distrutte, sorrisi falsi, sorrisi veri in guerre solo immaginate, presunti crolli, ancore scoperte nel senso d’abbandono, nel sentirsi soli una volta di piu’, una volta ancora, attendendo la volta di troppo.
Seguire oro che non c’e’ piu’, vigliaccamente tradito, come Pietro rinnegato o restare nel comune miscuglio tra tazze sporche e parole svuotate, entusiasmo accondiscendente di quotidiano al quale in fondo sono ormai abituato mentre modellini grezzi inneggiano preludio a sconosciuto avvenire ed e’ incertezza che vincola, forse salva, si salva, deve salvare, deve motivare e lasciare ogni singolo oggetto immobile, incerati divani, spogli tavolini a reggere inutile materia e polvere come pelle opaca e leggera, immateriale seppur visibile e palpabile.
Il tempo, se solo sapessi cos’e’ il tempo lo inseguirei e non importa quanto impervie possano essere vette d’immisurata altezza quando giungere con rivelare e’ tutt’uno, se rinunciare e’ conquistare, possedere, conoscere, statico vortice perche’ si puo’ persino osservare caos senza distogliere sguardo da punto fisso.
In fondo e’ solo un altro viaggio del quale non conosco luci, quelle che m’accompagnano di notte nel ritorno a casa, poesia al tungsteno, croma di nero pentagramma, tenera canzone, nenia di un mondo che vive oltre paure, dietro televisori, dentro ricordi, fuori mura come prigione barattata con protezione.
Chi dice che sogni sono guida e’ colui che mai ha avuto incubi e se oggi, proprio oggi iniziassi ad indistinguere, potrebbe persino essere giorno nuovo, un po’ piu’ forte, un po’ piu’ debole, un po’ diverso, passo nel buio ma avanti, ancora avanti, indomiti e curiosi, estranei a se stessi nell’infinita scoperta, nel solitario arrivo, nel nulla che e’ silenzio.
Joy or sorrow what does revolution mean
To save today is like wishing in the wind
All my beautiful friends have all gone away
Like the waves they flow and ebb and die

Ancora sogni su viaggi da intraprendere e ancora una volta in ritardo, in tremendo ritardo.
Si ritardo, vecchie stanze, musica pesante della mia vita e mescolanza di oggetti ed elementi.
Ritardo e angoscia, qualcosa o qualcuno da raggiungere e pezzi di passato, volti del passato, luoghi del passato.
Gia’, ritardo, ma ritardo per cosa, cosa e’ rimasto indietro, magari incastrato in qualche piega imprevista, un contrattempo infido, un sospiro che avrebbe dovuto essere un urlo ma giuro, mi e’ sfuggito, non me ne sono accorto e forse quell’urlo era importante, si poteva essere importante.
Mi rendo conto di qualcosa anche se non vedo, non sento, non tocco.
Poi voglio essere letterale e mi sforzo di pensare al viaggio, al ritardo e percorro velocemente prima, lentamente poi e piu’ mi sposto piu’ rimango immobile, insabbiato in un labirinto inesplicabile.
Cio’ che esiste si confonde col sogno, cosi’ come non so piu’ se voglio seppelire qualcosa che emerge o far emergere il seppellito, se mi muovo affondo e paralizzato affondo di piu’ quindi cosa rimane mai da fare?
Sfiorare delicatamente la superficie increspata del sogno e pezzo per pezzo condurla qui, qui da me, davanti a me e ricavarne chissa’ cosa poi.
Credo di sapere cio’ che devo fare, io so, io so, io so dove sono ora, so come ci sono arrivato, quello che mi e’ costato e allora mi domando perche’ sono in ritardo, cosa mai ho dimenticato.
Lo inseguirei se lo sapessi, giuro che lo farei davvero, ormai la mia forza e’ questa del resto.
Se solo potessi iperventilare i pensieri, i polmoni, la mente…
E’ cosi’ chiaro dopo, cosi’ semplice dopo, cosi’ tranquillo dopo, potrei persino desiderare di farmi aiutare dopo.
Forse pero’ e’ proprio il dopo il problema, un dopo che prolunga il presente in un eterno domani stirato e allungato come elastico troppo teso, un dopo che non mi interessa scoprire perche’ da scoprire c’e’ ancora tutto qui, oggi, ora, si ora perche’ le macerie non interessano a nessuno ma e’ l’istante del crollo che affascina e incanta…
Tutto cio’ e’ molto stupido, ma stanotte ho bisogno di farmi male…

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