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Archivi Categorie: Sole

Ogni mattina una partenza in strana contrazione di tempo e spazio, kilometri come centimetri come siderali micrometri in impaziente mente, assenza di causa effetto, dopo distante un gioco, un sorriso, in attesa di gioia dovuta ed irrinunciabile quando irrinunciabile era assoluto.
Illuminato da sole rovente, nessuna fatica, nessuno sforzo nel rito di mistico inventato e da inventare, accettare quanto accade col sogno di chi ignaro dorme e confonde differenti piani di realta’ mentre asfalto vivo si snoda di serpente affondato nell’azzurro, ripido e spaventoso scivola tra rovi e terra brulla, terra in fiamme, giallo e marrone nel preludio di bianche case, donne nere, nerissime, strana umanita’ alla quale eppure appartengo molto piu’ di quanto vorrei, gente che dimora in guscio di noce nel poco piu’ che primitivo, scomparsi ricordi, atemporale saluto e ricordo sfalsato nei racconti di chi educa, di chi insegna, di quanti non sanno, non capiscono, non si rendono conto.
Redentore nelle note, mano di Dio benevola e gentile se arrivare e’ qualcosa di piu’ di fermarsi e prendersi con forza la vita, se toccare terra e correre e nuotare e inventare e ascoltare e imparare resta immutato e fortissimo, secondi da contare perche’ secondi che contano, perche’ respirare aria tersa ovunque occhi chiusi conducano puo’ essere immenso privilegio, esperienza d’indicibile potenza quando valore del giorno che finisce si misura in lampadine accese, mani gelate, fotogrammi sempre piu’ noiosi, sempre piu’ distanti.
Paradosso di quanto non ha sapore, non piu’ eppure un tempo sale e cuore, energia che muove e agita pensieri malgrado disprezzo e giuramenti, stanchezza e disgusto di luoghi che non ho saputo comprendere, di gente invero compresa benissimo, rimanendo aggrappato a mancanza di nostalgia, forse un ritorno, minuscola voglia d’inconsapevole immortalita’ in luce bassa, sottile respiro, stelle oscurate in tetra anima.
Then I was inspired, now I’m sad and tired
After all, I’ve tried for three years seems like ninety
Why then am I scared to finish what I started
What you started – I didn’t start it

Entusiasmo di altre giornate altrettanto roventi, peregrinazioni dal sapore mistico e ricerca come gioco, scoperta come droga, espansione, espansione, crescita d’infiniti fattori, copioso sudore come battesimo, come sacrificio di rito antico mentre i miei colori si confondono con incisioni cinematografiche solo oggi inutili e dimenticate.
Movimento secco di polso e dita, sguardo troppo svelto per quanto si sia veloci ed ogni scatto e’ pezzo di speranza che muore, e’ pezzo di speranza che vive, osservare e conciliare sfrenati sogni con piacevole realta’, creare leggende, irripetibili momenti e tensione nervosa amplifica, esalta, sospinge di metro in metro l’ansia di vivere e sentire quando aveva senso confondere, mescolare, sovrapporre.
Grandi sporte quadrate, lunghi passi veloci alla ricerca di un minuto o per sempre ma merce rara e’ l’eternita’ se non la si sa cercare, se non si sa scegliere, se non si sa ascoltare e quanto poco importa il tempo passato se gli automatismi restano gli stessi, se dolcezza del gesto passa da necessita’ a dolce possessione, se toccare e’ sporcare e sfiorare e’ dono disinteressato, semplice stato delle cose, delicato dovere capace di essere simbolo, grande ed innocua ossessione, vitale speranza.
Perche’ quindi sentirsi liberi passeggiando in remoti giardini, forse paradiso perduto, forse eden oramai immeritato, forse e’ pura e semplice verita’ cosi’ pura e cosi’ semplice d’apparire irreale ed irraggiungibile come appartenesse ad altrui universo, racconto tramandato per dormire sereni, per pensare al domani, per ovattare il frastuono, per allontanare avvicinandosi passo dopo passo a un bisogno irrealizzato eppure mai assopito.
Almeno qualcosa resta ed e’ consapevolezza di speranza e volonta’, meraviglia moderatamente riproducibile ma e’ quanto basta, e’ tutto cio’ che occorre, leggero ossigeno di vita composto, di un domani nutrito qualunque esso sia, qualunque sia la forza di questa luce, brillare di lacrima che e’ speranza.
No reply
I’m trying hard to somehow frame a reply
Pictures, I’ve got pictures, and I run them in my head
When I can’t sleep at night
Looking out at the white world and the moon

Il sole accecca e stordisce eppure e’ insito naturale gesto, stato di cose e di fatto, situazione provvisoria ed e’ lampo che colpisce, pugno di sordo dolore destinato pero’ a sfumare ed acquietarsi quando stessa stella filtrata da pulviscolo e’ caldo oceano di luce, onda che diviene marea, plasma di densa energia, incantevole ed incantatore, trasporto senza meta in deriva che diviene destinazione.
Affondare e non capire, immergersi e non vedere e c’e’ illusione, abbandono, follia, senso di onnipotenza di chi nulla possiede e meno puo’ perdere, niente lascia al calcolo ora servo del caso.
Staccare le mani, alleggerire la presa che nella morsa controlla e dirige ed incantato in quella luce vedo strada, percepisco cio’ che cosi’ grande puo’ afferrarmi e condurmi e non v’e’ alcuna resa se non nella consapevole e lucida illogicita’ del sogno, qualunque sogno.
Se e’ vero che esiste un libro sui giorni nostri passati e quelli a venire, milioni d’altri narrano cio’ che non e’ stato e cosa non sara’, la fisica di una terra creata da uomini e non dei, sublime ed imperfetta, cronaca non destinata all’immortalita’ eppure eterna nelle generazioni, nelle intenzioni, nelle speranze.
Puo’ quindi la successione sempre piu’ rapida degli eventi deviare senza rallentare, imboccare corsi che non siano ricorsi, fondamenta di rovente bagliore in terra della consistenza di giorni passati, cemento che vuole vestirsi di certezze quando volonta’ e’ acqua e speranza e’ sabbia.
Ho visto eppure non basta, ho creduto di vedere e invero e’ passo in avanti perche’ cio’ che e’ permane statico nell’algida tridimensionalita’ dei sensi ma se dominio dell’uomo e terra di lucido incanto coincidono, allora li’ e’ direzione, promessa forse non mantenuta ma meritata gioia, splendida alba, nuovo inizio.
I lift my eyes from watching you
to watch the star rise shine onto
your dreaming face and dreaming smile
you’re dreaming worlds
for me

Le forze mi abbandonano ed e’ energia che come acqua lenta defluisce seguendo percorsi tracciati da cicatrici e gravita’, silente saluto, amichevole lasciarsi mentre mani si muovono lente, sempre piu’ lente, occhi dominati da fissita’ e opaco divenire di sguardo e movimenti.
Non si crea l’energia, non si distrugge l’energia, muta semmai in pioggia, in onde del mare nascoste dalla notte, in ingranaggi ben oliati che con un soffio ribaltano la realta’, disegnano spazi in nuovi territori questi si’ sconfinati e meravigliosi.
Ogni giorno e’ un piccolo viaggio, partenze lenta, sempre piu’ lenta poi sommita’ di parabola, cima dalla quale osservare e stupirsi di verita’ elementari e stupefacenti, discesa alfine ma non importa, troppo veloce, troppo ripido, sfumato paesaggio, incomprensibile panorama, interpolata destinazione, semplice arrivo.
Questa e’ potenza che regalo al mondo, batteria e carica perche’ so sedimentarsi, raccogliersi in grandi bacini luminosi, nucleo plasmatico che ruota ed equilibra cio’ che vive ed incanta.
Impercettibili movimenti di gambe che domandano quieto fermarsi, fine dell’umiliante trascinarsi ma c’e’ ancora un po’ di strada da percorrere e giungere laddove fiume luminoso sfocia ed immergersi e’ sogno ultimo o forse primo nel lineare partire senza giungere, nel giungere senza ben conoscere quando si e’ partiti, quanto camminare sia funzione della meta o dell’avvio ma e’ il tempo ha direzione solo per coloro che non ricordano, che non sognano, che non hanno meta e desiderio.
E’ tardi per cio’ che e’ stato, ma per quanto accadra’ ho fogli bianchi a non finire, atomi polarizzati, penne biro mai usate e quella cima, quella cima dalla quale donare la mia discesa, la mia corsa, la mia essenza.
Now I’m a target, I’m hot and frozen,
stormy rain I’m stuck in an elevator
wet from the muddy water,
breathing hot air, winds convey me…

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