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Archivi Categorie: Visioni

Ho provato ad alzarmi e quasi crollo a terra, necessario restare molto lenti, scambiare dominio del tempo con morbido e caldo pavimento, ascoltare sangue pesante e denso sempre piu’ lento, sempre piu’ stanco e gia’ una mano giace immobile, l’altra s’arrabatta in movimenti sempre meno coordinati, sempre meno sensati.
Potrebbe essere grave segnale, doloroso indicatore di limite oltrepassato eppure e’ strana rappresentazione di quiete, basilare energia che consente poco piu’ di vivere di minuto in minuto, di ora in ora e il resto sia calore in atmosfera fredda ed umida, qualcosa che non aggiunge, qualcosa che non toglie, qualcosa che accarezza il niente.
Torpore m’avvolge suadente, sinuoso e strisciante su pelle arida, arrendevole desidero persista piu’ a lungo possibile senza riflettere, senza questionare, mare placido che esaudisce e sorride nei basilari bisogni di chi e’ uscito dalla competizione anche solo pochi istanti, come finestra improvvisamente spalancata su asfissiante stanza fumosa, acre odore che fugge spingendo lontano aria viziata, falsi miti, negative strutture, inutili discussioni.
Scopro che umane dimensioni vengono definite da urgenti bisogni e una volta cadute implodono volumi e distanze, staccano lancette, spengono luci in eterno notturno soffuso, buio glaciale carico di riflessi e bagliori, lampi di cio’ che e’ lontano, di quello che dovrebbe e fortunatamente non e’, mescolato bisogno d’indefinibile silenzio.
Sento legame proporzionalmente inverso alla distanza e cio’ e’ bene, altra sicurezza, ribellione in fondo a umana inettitudine, ingestibile montagna di verita’ cosi’ alta, immensa ed inutile massa urgentemente da liberarsi, gettare e fuggire, fuggire nel centro esatto d’inopportuno suono costruito nei cavi, nel rame, nell’elettrico elettronico, in un desiderio inquieto ed irrealizzabile, moto parallattico d’apparente vivacita’ in prospettiva sognante, in terra inesplorata, in occhi grandi e stupefacenti come la vita, la vita che dovrebbe.
Heres a good one
Did you hear about my friend
He’s embarrassed to be seen now
‘Cause we all know his sins

Esasperata ricerca del grande, immenso perfetto, cosmico e pantagruelico e’ a ben pensare facciata neppure tanto ideale, nascondiglio un po’ grottesco ma ben conservato del vero volto del desiderio.
Ognuno parte dall’alto, rincorsa infantile ma talvolta necessaria, semplice scalata illusoria di un mondo nuovo oltre le nebbie della vista ma laggiu’, tra l’immaginazione e il presunto, niente cambia, nulla muta e dietro curva di grigio orizzonte esiste solamente altra triste e finita terra.
Elevato non e’ alto, distanza non quadro d’insieme, forse abbozzo, prosaica composizione che descrive senza definire, parla ma non racconta ed e’ raccogliere polvere sotto la quale vita si congela in stasi forzata carica di silenzio, penombra, grigio pensiero.
Quindi avvicinarsi circospetto, rispettoso e cauto perche’ e’ mistica visione, aliena collocazione di realta’ alternativa e non ben definita eppure piu’ reale del reale, mattone e fondamenta di materia ed idea e minore e’ la distanza, maggiore e’ consapevolezza, certezze di particelle, atomi e quanti senza i quali sarebbe disgregarsi caotico, materia senza gravita’, senza storia, senza tempo.
Ripenso, ricordo e di anni rimangono mani, lame di luce a solcare stanze poco illuminate, stoffe rese vive dal vento, bocche come fiori al sole che rispondono al giorno, movimenti di rami, riflessi.
Foglie non foreste, occhi, si occhi e non volti, frasi pesanti mille e mille libri stampati, accordi di una sola nota che sostengono orchestre e sinfonie, buio infranto da solitaria stella.
Cercare infinito negli infiniti niente puo’ essere follia ma anche follia e’ pensiero tra milioni, visionaria esistenza, chiave che non e’ porta ma controllo, gestione, volonta’, umile che si fa gigante quando gigante e’ solo punto nella mente dell’universo.
We’re lost in the middle of a hopeless world
Lost in the middle of a hopeless world
Children children of the moon watch the world go by
Children children of the moon hiding from the sky

Stato d’attesa, stato di manutenzione, stato di sospensione.
C’e’ un tempo e so che quel tempo ancora non e’ passato.
Linfa vitale inaspettata e forse la strada e’ giusta, certo la strada e’ giusta semmai e’ esplorare a lungo, percorrere senza fretta, senza fatica eccessiva, passi distesi ed importanti quando importante muta e si trasforma, si cela dietro scuse ed espedienti, parole e frasi, sotterfugi, sottintesi a volte ma spesso e’ con se’ stessi che ci si inganna e fugge.
Ammetto di essere un po’ spaesato, un po’ circospetto con tanta sensazione e nel gioco di specchi rifondo energie e voglie, voglie di tempi gia’ stati eppure da vivere, ancora e oggi e domani, compensazione di ieri.
Sento e vedo, mai ora solo dopo, scansione e rincorsa, immagini da campionare per periodi indefiniti, per giorni indefinibili e potenzialmente, eventualmente possibili.
Rincorsa di mattini a volte sereni, visione parziale come specchietto retrovisore perche’ innanzi vetrine vuote e scure e sole ma dietro altre vite ed e’ fascino di una volta, coraggio e arroganza, altri astri, altri alberi e non voglio pensare a nulla, nulla che non venga da molto lontano, da silenzio bandito e risate piccole ed immense, sincere, ecco sincere.
Attesa, tempi, tempi d’attesa, abito d’ordinanza e sguardo compito, imperterrito al cadenzare dei minuti, delle percentuali, di cio’ che si perde senza tornare e l’attesa e’ snervante, ancora di piu’ il senso dell’inutile e del vuoto, del vago ed esserne responsabili fa male, molto male anche se ci si abitua come a tutto del resto.
Sono qui nell’ordine e confusione e’ chimera che non desidero, ma se solo il volo finisse allora terra sarebbe oasi, potrebbe dissetare, sfamare, soddisfare…
Just a step cried the sad man
Take a look down at the madman
Theatre kings on silver wings
Fly beyond reason
From the flight of the seagull
Come the spread claws of the eagle
Only fear breaks the silence
As we all kneel pray for guidance

Sembra un’immensa onda cha avanza piu’ lentamente di quanto dovrebbe o forse sono io che incantato perdo nozione del tempo e non mi rendo conto di cio’ che avviene.
Alterazione sensoriale che basta per domandarmi cosa stia avvenendo, quale incanto mi stia imprigionando e se attorno a me stia curvando nuovo e imperscrutabile cammino.
Gocce rallentate e acqua che plana e scivola tracciando percorsi improvvisati e sempre diversi, come sangue trasparente che dona vita al suo passaggio ed e’ vita quella che entra nei miei sogni ad occhi aperti scambiandosi con essi.
Fusione di cio’ che non e’ con cio’ che potrebbe essere ed e’ confusione che fa bene, che aiuta, bisogno interiore ed esteriore, si esteriore…
Osservo senza riflettere ed e’ puro istinto che muove la macchina, ma la macchina rimane al suo posto senza sapere il perche’.
Stanchezza, eccessivo decisionismo, magari equilibrio da non turbare perche’ troppa e’ la fatica di riportare, di ripartire, di posizionarsi su nuovi blocchi di partenza in gara che non voglio disputare, che non interessa disputare.
E’ piacevole azzerare e partire daccapo e nuovi inizi come espiazione d’indesiderate giornate, compenso, forse compenso inaspettato, anticipo di cio’ che lontano in altri mondi sta avvenendo, riflessione su sfaccettato presente, infinito adesso da cavalcare, ispezionare, studiare, piegare a bisogni impossibili da soffocare perche’ la corsa e’ partita da un pezzo e non e’ fermare, non e’ interrompere, solo capire su quale banchina attendere, su quale binario far correre energie e voglie.
Everything about you is how I wanna be
Your freedom comes naturally
Everything about you resonates happiness
Now I won’t settle for less

Passi lunghi e ben distesi come danza antica non fosse dietro albero antistante al giardino.
Velo rosso sangue e lenzuola bianchissime a sorreggerlo e forse non si vede ma il mare non e’ distante, basta spostare le tende immacolate e cavalcare qualche raggio di sole.
Confondo l’oracolo col cristallo sul tavolo mentre luce lo illumina rimandendone intrappolata, rifrazionandosi ed e’ messaggio volatile e leggero come fumo d’incenso nello scirocco.
Incontro stupendo tra fiori e ombra di luna, bevande raffinate e armonia di forme che conduce a calma, quasi pace perenne almeno fino a quando durera’ la notte e il pesante drappo non tocchera’ il suolo.
Grilli a cadenzare il tempo aspettando la brina in rugiada, ombra che diviene verde smeraldo e la staccionata a dividere oscure presenze dalla tranquillita’.
Cacofonico silenzio, rosa rumore come guance arrossate di volto coperto da cappello bianco mentre attorno veli multicolori danzano e ruotano e s’alzano e planano dando vita all’infinito dondolio delle onde, moto monotono eppure unico nel contornare il lento invecchiare dell’uomo.
E non bastano le ruote per correre e non un letto per comprendere e se quei veli non si arrestano allora che si fermi la sete, che avanzi l’oblio, che la zattera salpi e dalla terraferma raggiunga il sogno restituendone figli, figli di sogno o figli d’incubo ma non so, non distinguo, nessuno sa, nessuno distingue.
Forse una foresta non vale il panorama e uno specchio non e’ un astro ma in cima, lassu’ l’aria rarefatta complica la verita’, cela i contorni dalla vista e del resto cos’altro chiedere di piu’.
Every time I close my eyes
There’s another vivid surprise
Another whole life waiting
Chapters unfinished, fading

E’ una linea che non riesco a passare cosi’ come l’adrenalina non scende e non c’e', non c’e’ nulla che mi calmi.
Gli occhi non percepiscono le giuste forme, i giusti colori.
Certa materia pare composta da vapore, altra piu’ densa del diamante e ho perso i legami fisici e logici di buona parte attorno.
Le mani, le mani sembrano strane, curiosi segni che non riconosco, nuove forme inseguono sentieri scavati di fresco, eventi veloci, forse troppo veloci, cosi’ veloci che non so.
Strano, in circostanze simili so rilassarmi, so carpire schegge di domani e possederli oggi ma evidentemente non oggi e non resta altro che un telo bianco e poca vernice.
Vetro opaco e zigrinature e cosi’ un tocco di cio’ che e’ stato che non guasta mai…

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