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Comprendo si possa confondere un ombrello col sereno, un sorriso con una risata, occhi chiusi col riposo, davvero lo comprendo.
Capisco che ho trascorso troppo tempo dietro sole ed acciaio per non trovarli mescolati al mio sangue, alla mia carne, lo capisco sul serio.
Pero’ ancora mi sorprendo, cosi’ non dovrebbe ma mi sorprendo ogni volta sia cosi’.
Sono grande ormai per attribuire doveri, responsabilita’ e la causa – effetto gioca solo nei tempi supplementari delle ore un po’ piu’ buie delle altre.
No, davvero non importa, sul serio non interessa, anzi se cosi’ deve essere sia.
Del resto il sole splende sempre in tv, metallo pesante nei filamenti di rame e pasta al pomodoro per cena; cosa altro posso desiderare mi componga e mi definisca?
Intanto Glass minimalizza il mio tempo e la mia prosa, io invecchio e lui no, questo va bene, questo e’ saggio, questo e’ necessario, importante il basso profilo pero’, tanta discrezione pero’, soffio di tuba e oboe circospetto e lentissimo, danza su melodia fischiettata tra me e me e cosa altro…
Si dimenticavo, domani e’ un altro giorno di sole e gia’ rido felicemente al solo pensiero e questo e’ il mio inno, il mio regalo, il mio ringraziamento alla vita.
Arrivo lì, così…
Nessuno mi aspettava più…
un temporale fa dei grandi gesti grigi,
è il clima mio…
ci sarà stato mai qualcuno interessato qui?
Volendo… nelle scarpe avrei
un ritmo mio…

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