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Incredibile quanto sia tutto cosi’ distante da cio’ che sono, da cio’ che voglio, da cio’ che desidero ma io non lo sono quanto dovrei, quanto vorrei, quanto sarebbe consono ai crepitii, ai sussurri velenosi, all’abbondante e stupido vociare.
E’ voler smettere di sognare quando notti sudate scalciano il giorno dietro pesanti tendaggi putridi e impolverati, ancorano queste pesanti gambe in mare di calce e urla e quei sogni, quei maledetti sogni si affacciano alla fine dell’alba lasciandomi esausto e quella voglia insensata di non fermarmi, partire e smettere di bere, mangiare, riposare, pensare, lasciare i perche’ a giorni in cui morale era porseli, millenni nei quali albergava senso del giusto che ancora filtrava sole davanti agli occhi, verde al bordo strada smeraldo.
E’ non avere abbastanza amplificazione, potenza che abbassi braccia sospinte verso l’alto, gravita’ che ribalti confusione e rotazione, giostra con biglietto scaduto, tagliando non valido, diritto mai acquisito.
Vibrazioni e qualcosa si muovera’, quelle immagini sul fondo chissa’ non diventino invernale mare agitato, vento gelido che finalmente uccida cio’ che ancora vive dentro quelle voglie, dentro la maledizione di svegliarsi sempre nel posto sbagliato, nella musica che ha molte, troppe note che non so smettere d’amare.
Voglio precipitare nel baratro del quotidiano, nell’oscura metastasi del ristorante domenicale, nello sfolgorante sorriso delle feste paesane, nel divano sola oasi serale.
Voglio udire il viaggio trasversale della puntina sul mio disco preferito, urlare tutte le mie colpe vere e presunte che siano e non essere perdonato da nessuno, non essere accettato da nessuno, non essere compreso da nessuno e scontare ridendo la condanna ad essere cio’ che sono, ricordando con rimpianto quando non e’ mai avvenuto, esistenza irreale fatta carne e volonta’, confondermi, implodere in unica epoca, tempo scandito e basta biforcazioni, eventuali fratture, pensieri divaricati, sommesso dolore, fragile sguardo, inutile sicurezza, domani fatto ieri quando imparo che non ho un tempo mio e saperlo fa sempre piu’ male.
Forceful and twisting again
Wasting the perfect remains
I’ve felt it once before
Slipping over me
Sweetly the voices decay
Draw on the lines that they say
I’d lost it once before
Now it cries to me

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